La fine del governo Berlusconi è per il paese un bene da tempo, troppo tempo, atteso. E' la fine di un governo di nani e ballerine, un comitato d'affari inetto e corrotto. Tale esito è dovuto principalmente alla incapacità dell'esecutivo nell'affrontare la crisi economica, all'impresentabilità internazionale del "satrapo berlusconiano" ridotto a caricatura di sé stesso, al conflitto d'interessi insostenibile in questa fase di ristrutturazione capitalistica, all'assenza della minima spinta "riformatrice" ed alla conseguente spaccatura interna alla maggioranza tra chi si è lasciato corrompere e chi no o, per lo meno, non oltre un certo limite.
Nunc est bibendum, quindi? No, i festeggiamenti sono già finiti, anzi, non sono mai cominciati, proprio perché il contesto in cui si inserisce la crisi di governo e, molto probabilmente, l'epilogo penoso di Berlusconi e del Berlusconismo (Veltroni permettendo!) è un contesto tragico per il nostro paese e per il popolo.
La crisi strutturale del capitalismo si riversa nelle economie statali, la "mano invisibile" diventa visibile nel commissariare i governi sospendendo la legalità democratica e nel bombardare regimi non allineati ai suoi diktat violentando così la legalità internazionale.
Dittatura capitalistica e guerra mondiale sono forse oggi concetti esasperati?
La crisi strutturale, e non ciclica, di sovrapproduzione capitalistica non ha colpito in egual modo l'economia mondiale più di quanto abbia messo in luce il declino del blocco imperialista occidentale (Stati Uniti, Unione Europea, Giappone) a fronte dello sviluppo di un nuovo blocco economico chiamato BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Tant'è che gli Usa, quale stato principe della finanza imperialista mondiale, hanno posticipato e degenerato detta crisi spostandola di volta in volta, prima dalle attività produttive di beni e servizi alla finanza, poi, a seguito dei salvataggi pubblici delle banche, dalla finanza ai bilanci statali dei paesi dell'Unione Europea; i quali, a causa dei vincoli alla sovranità della UE, a causa della politica economica in mano alla BCE, a causa di una moneta fuori controllo come l'Euro, non hanno nessuno strumento con cui difendersi.
Da qui, sotto il bombardamento dei titoli statali e la minaccia di portare la speculazione finanziaria alla soluzione finale, la cessione di sovranità a commissari soggetti al direttorio della finanza imperialista mondiale (Draghi, Papademos, Monti), quella che qualche hanno fa fingeva di non esistere facendosi chiamare "globalizzazione".
Da qui, nuovi e più forti venti di guerra mondiale, con il sostegno alla guerra civile in Siria e gli attentati terroristici israeliani in Iran.
Di fronte a questa crisi voluta dal capitale e dalla quale il capitale vuole uscire rigenerato nel suo dominio assoluto, qual'è il compito storico dei comunisti e dei democratici?
L'opposizione e l'unità.
L'opposizione al governo Monti in sé, in quanto espressione del potere tecnocratico, del commissariamento da parte delle agenzie della finanza imperialista mondiale dell'Italia, della sospensione di una democrazia costituzionale da tempo ridotta all'infermità dai poteri forti e dalle loro "riforme".
L'opposizione al governo Monti per i mali che dovrà, meccanicamente, infliggere al popolo, sì al popolo tutto, e non solo ad una classe sociale in particolare. Ecco il senso dell'equità, tutto il popolo sarà bastonato e, al suo interno, soffrirà oggettivamente di più chi oggi è più debole e non ha tutele private. Ma coloro che son privi di tutele saranno forse consolati dall'anti-politica stellare e da marciapiede del Corriere della Sera, per cui tutto va bene se anche gli altri perdono i beni, i diritti e le garanzie ottenute con anni di lotte e lavoro? Sono forse io che non faccio distinzione tra i vitalizi dei politici e le pensioni di anzianità, o è il Corriere della Sera?
Privatizzazione dei beni comuni a favore delle multinazionali, abolizione delle pensioni di anzianità, libertà di licenziamento, precarizzazione ulteriore del lavoro, tagli alla spesa sociale ed alla sanità, finanziamenti alle scuole ed alle università private, svendita del demanio pubblico e dei beni strategici dello stato alle banche, spese militari e partecipazione alle guerre imperialiste... a tutto ciò devono opporsi con decisione e fermezza le forze comuniste e democratiche!
Ma l'opposizione non basta, ci vuole un orizzonte strategico comune al quale sia tesa la lotta, una base programmatica di ampio respiro su cui si fondi una rinnovata unità delle forze comuniste e democratiche, una rinnovata unità della sinistra.
Il primo pilastro dell'unità più ampia, quella democratica, già c'è ed è la difesa intransigente e l'attuazione integrale della Costituzione della Repubblica Italiana. In questo campo d'azione si che val la pena scomodare la brutta categoria, sebbene esistente in natura, del tradimento!
Ma cosa vuol dire unirsi nella lotta per la Costituzione?
Vuol dire combattere per il diritto al lavoro, i diritti dei lavoratori e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vuol dire garantire la democrazia formale (libertà di pensiero, libertà di stampa, libertà di vita) e sostanziale (istruzione e sanità pubblica; reddito diretto, indiretto e differito; diritto all'abitazione). Vuol dire rilanciare la sovranità statale anche nell'ottica dell'intervento economico pubblico diretto (pubblicità dei servizi strategici e dei beni comuni, poli industriali e tecnologici pubblici) ed indiretto (pianificazione e regolamentazione dei mercati, tutela e valorizzazione dell'ambiente e dei beni culturali). Vuol dire attuare la solidarietà sociale a partire da un sistema fiscale equo e progressivo (tassazione progressiva sui redditi, tassazione dei grandi patrimoni, tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie, lotta all'evasione fiscale, lotta alla criminalità organizzata). Vuol dire testimoniare la buona politica (contro la corruzione ed il carrierismo) e ripristinare le legittime istituzioni (divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario; centralità legislativa e sovranità parlamentare; elezione dei parlamentari con sistema proporzionale e preferenza nominativa o collegio uninominale). Vuol dire, in primis ed in fine, ripudiare la guerra ed opporsi all'imperialismo ed al neocolonialismo (tagli alla spesa militare, ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra, smantellamento delle basi militari straniere, uscita dalla NATO).
Il primo passo è resistere-resistere-resistere al tentativo di distruggere questa prospettiva, questa idea di "patria" per la quale i nostri padri hanno dato la vita; resistere per rilanciare un cambiamento politico, sociale ed economico sostanziale, ripristinando la legalità costituzionale e proponendo un programma di governo progressivo verso un orizzonte possibile e necessario, che chiamiamo ancora socialismo.
Per fare questo passo ci vuole l'unità, l'unità e l'organizzazione dei comunisti nel partito comunista, l'unità e la determinazione delle forze di sinistra e democratiche da forgiare nelle lotte che ci attendono e da consacrare nel lavoro per la costruzione di una nuova alleanza. Se non ora, quando?